Posts about Sesso

Tag: Sesso

  • Il quarto trimestre: il tempo in cui nasce anche una madre

    Il quarto trimestre: il tempo in cui nasce anche una madre

    Per nove mesi hai aspettato questo momento.

    Hai immaginato il tuo bambino, preparato la sua cameretta, scelto i suoi primi vestitini. Hai frequentato corsi, letto libri, ascoltato racconti di altre mamme e preparato la borsa per l’ospedale con settimane di anticipo.

    Poi arriva il parto.

    E tutti sembrano concentrarsi su una sola domanda: “Com’è il bambino?”

    Ma c’è un’altra domanda che meriterebbe lo stesso spazio.

    “Come stai tu?”

    La verità è che il parto non rappresenta la fine del percorso.
    È l’inizio di una nuova fase, intensa e profondamente trasformativa, che la ricerca scientifica definisce ormai il quarto trimestre: un periodo in cui il corpo recupera, gli ormoni cambiano, le emozioni si intrecciano e, giorno dopo giorno, nasce una nuova famiglia [1].

    Se in questo momento ti senti stanca, sopraffatta, fragile o semplicemente diversa da come ti eri immaginata, sappi che non sei sola.

    Il post-partum non è solo riprendersi dal parto

    Spesso si pensa che il post-partum significhi soltanto guarire fisicamente.
    In realtà è molto di più [4].

    È un periodo di recupero, ma anche di ricerca di nuovi equilibri.

    Ogni giornata è una scoperta.
    Impari a conoscere il tuo bambino, a capire i suoi segnali, a distinguere un pianto di fame da uno di bisogno di contatto. Cerchi di comprendere come funziona l’allattamento, impari ad ascoltare il tuo corpo e, nello stesso tempo, provi a trovare un nuovo ritmo tra sonno, poppate e piccoli momenti per prenderti cura di te.

    Anche la coppia cambia, così come cambia la famiglia. Si costruiscono nuove abitudini, nuovi ruoli, nuovi modi di stare insieme.

    Tutto questo richiede tempo.

    Non esiste un momento preciso in cui ci si sente improvvisamente “capaci”. Si impara un giorno alla volta.

    Il tuo corpo ha bisogno di tempo

    Viviamo in una società che spesso ci mostra immagini di mamme che, dopo poche settimane, sembrano essere tornate esattamente come prima.

    La realtà è diversa.

    Il recupero fisico dopo il parto può richiedere mesi e non esiste un tempo uguale per tutte. Il pavimento pelvico, l’utero, i muscoli addominali, i livelli ormonali: tutto sta cercando lentamente un nuovo equilibrio [2;3].

    Se ti senti ancora affaticata, se hai bisogno di riposare o se il tuo corpo non ti sembra ancora il tuo, non significa che ci sia qualcosa che non va.

    Significa semplicemente che stai attraversando un cambiamento enorme.

    E questo cambiamento merita rispetto.

    Non devi fare tutto da sola

    Una delle convinzioni più diffuse è che una “brava mamma” debba riuscire a fare tutto: accudire il bambino; tenere in ordine la casa; preparare i pasti; accogliere le visite; essere sorridente; riprendersi in fretta.

    Ma una mamma non ha bisogno di dimostrare quanto è forte.

    Ha bisogno di essere sostenuta e chiedere aiuto non significa essere meno competente.

    Significa prendersi cura anche di sé, se hai accanto familiari o amici disponibili, prova a chiedere un sostegno concreto.

    Può essere molto più utile sentirsi dire:

    “Ti preparo il pranzo.”

    “Faccio io la spesa.”

    “Mi occupo della lavatrice.”

    “Riordino la cucina mentre tu ti riposi o stai con il tuo bambino.”

    Sono gesti semplici, ma possono alleggerire enormemente le tue giornate e permetterti di dedicare le energie a ciò che conta davvero: conoscere il tuo bambino, recuperare le forze e vivere con più serenità questo nuovo inizio.

    Hai il diritto di proteggere il tuo tempo

    Dopo la nascita tutti desiderano conoscere il nuovo arrivato.

    È comprensibile.

    Ma questo non significa che tu debba sentirti obbligata ad aprire la porta di casa quando sei ancora molto stanca o stai cercando di trovare il tuo equilibrio.

    Puoi scegliere di rimandare le visite, puoi dire che preferisci aspettare qualche settimana, puoi chiedere ai tuoi familiari di fare da filtro… Non è maleducazione: è cura.

    Nei primi giorni hai bisogno di tempo per conoscerti come mamma, imparare ad allattare se lo desideri, riposare quando puoi e vivere il contatto con il tuo bambino senza sentirti continuamente osservata.

    I consigli non richiesti possono fare più male che bene

    Probabilmente li riceverai:

    “Prendilo in braccio di meno.”
    “Devi allattarlo a orari.”
    “Non fare così.”
    “Io facevo diversamente.”
    “Stai sbagliando.”

    Molti di questi consigli nascono con buone intenzioni.

    Ma quando arrivano da ogni direzione rischiano di aumentare i dubbi e farti sentire continuamente sotto esame.

    La verità è che ogni mamma e ogni bambino sono una storia a sé.

    Se hai un dubbio, se qualcosa ti preoccupa o semplicemente hai bisogno di una conferma, affidati a un professionista.

    Avere accanto un’ostetrica o un altro professionista competente significa poter fare domande senza paura di essere giudicata, ricevere informazioni basate sulle evidenze scientifiche e sentirsi accompagnata nelle proprie scelte [8;9].

    Non esistono domande banali quando si diventa mamma.

    Anche le emozioni fanno parte del post-partum

    Nei primi giorni potresti sentirti felice e piangere nello stesso momento. Ma potresti anche commuoverti senza un motivo apparente o potresti sentirti insicura.
    Sono emozioni molto comuni.

    Per molte donne si tratta del cosiddetto baby blues, una fase transitoria legata ai profondi cambiamenti ormonali e alla stanchezza [5;6].

    Se però con il passare delle settimane la tristezza non migliora, se l’ansia diventa costante, se senti di non riuscire a provare piacere nelle cose o fai fatica a prenderti cura di te, parlarne è importante [7].

    Chiedere aiuto è un gesto di forza, non un fallimento.

    Il mio ruolo come ostetrica

    Essere ostetrica non significa occuparsi solo del parto.

    Significa esserci anche dopo, ascoltando i tuoi dubbi, aiutandoti ad affrontare l’allattamento, se lo desideri, sostenendoti nella cura del pavimento pelvico, rassicurandoti quando tutto sembra nuovo e aiutandoti a distinguere ciò che è fisiologico da ciò che merita un approfondimento.

    Soprattutto, significa offrirti uno spazio in cui poter raccontare come stai davvero, senza sentirti giudicata.

    Perché il post-partum non è una corsa per tornare quella di prima.

    È il tempo in cui nasce una madre.

    E ogni madre ha diritto di viverlo con i propri tempi, sentendosi accolta, sostenuta e accompagnata.

    Fonti

    1. Nasab SH, et al. Advancements in Postpartum Rehabilitation: A Systematic Review. Cureus. 2024. [PMC11372501]
    2. Wilson RD, et al. Postpartum Recovery: What Does it Take to Get Back to a Baseline? Curr Opin Anaesthesiol. 2021. [PMID: 33395109]
    3. Van der Woude D, et al. What Delivery-Related Factors Affect Postpartum Recovery? A systematic Review. [PMC12127658]
    4. Slomian J, et al. Maternal Self-Care in the Early Postpartum Period: An Integrative Review. [PMID: 32739715]
    5. Rezaie-Keikhaie K, et al.; Balaram K, Marwaha R., Maternity Blues: A Narrative Review. [PMC9863514]; Postpartum Blues. StatPearls. [PMID: 32119433]
    6. Motyka M, et al. Postpartum Emotional Disorders: a Narrative Review. Ginekologia Polska, 2025. [PMID: 40145696]
    7. Karen Carlson, Saba Mughal, Yusra Azhar, Waquar Siddiqui. Perinatal Depression. StatPearls, NCBI Bookshelf, aggiornato 2025. [PMID: 30085612]
    8. Norazman CW, Lee LK. The Influence of Social Support in the Prevention and Treatment of Postpartum Depression: An Intervention-based Narrative Review. [PMC11378223]
    9. Lauren K White, et al. The Impact of Postpartum Social Support on Postpartum Mental Health Outcomes During the COVID-19 Pandemic. 2023. [PMID: 37268777]
  • Rapporti in acqua e sotto la doccia: sono davvero una buona idea?

    Rapporti in acqua e sotto la doccia: sono davvero una buona idea?

    Fare l’amore in acqua è una delle fantasie più diffuse.
    Film, serie TV e pubblicità ci hanno abituati a immaginare baci sotto la doccia, abbracci in mare al tramonto o momenti di passione in piscina.
    È un’immagine che richiama, prima di tutto, un’idea di libertà.

    Eppure, quando dalla fantasia si passa alla realtà, il nostro corpo segue regole molto diverse da quelle del cinema. E conoscerle non significa rinunciare a queste esperienze, ma viverle con maggiore consapevolezza e, soprattutto, con meno probabilità di ritrovarsi il giorno dopo con una fastidiosa cistite.

    L’acqua non lubrifica, anzi, può fare l’effetto opposto

    Una convinzione molto comune è che l’acqua renda tutto più semplice. In realtà succede il contrario.

    Durante l’eccitazione, la vagina produce naturalmente una lubrificazione che ha una funzione fondamentale: ridurre l’attrito e proteggere i tessuti delicati della mucosa durante il rapporto.

    Quando ci si trova immersi in acqua, questa lubrificazione viene progressivamente dilavata. L’acqua, infatti, non è un lubrificante e non può sostituire le secrezioni naturali.
    Che sia acqua dolce, di mare o di piscina, nessuna possiede le caratteristiche fisiologiche necessarie per proteggere la mucosa vaginale.

    Il risultato può essere un maggiore attrito durante il rapporto, anche se spesso non ce ne si accorge subito. Molte donne riferiscono infatti che il fastidio compare alcune ore dopo, sotto forma di bruciore o di una fastidiosa sensazione di secchezza.

    Questo è uno dei motivi per cui i lubrificanti vaginali sono formulati con caratteristiche ben precise di pH e osmolarità: sono studiati per rispettare il microbiota vaginale, composto prevalentemente da lattobacilli, e non alterare il delicato equilibrio della mucosa [1].

    Se soffri di cistiti, meglio fare più attenzione

    Chi ha avuto una cistite sa quanto possa essere dolorosa e frustrante. E spesso si chiede se alcuni comportamenti possano aumentare il rischio che si ripresenti.

    La relazione tra rapporti sessuali e infezioni urinarie è ben documentata dalla letteratura scientifica. Il rapporto sessuale rappresenta infatti uno dei principali fattori predisponenti, soprattutto nelle donne che hanno già una particolare suscettibilità [2].

    In acqua possono aggiungersi alcuni elementi che rendono il contesto meno favorevole: la ridotta lubrificazione aumenta l’attrito e può favorire piccole irritazioni della zona periuretrale.
    Questo non significa che fare l’amore in acqua provochi automaticamente una cistite, ma nelle donne predisposte può rappresentare un fattore che contribuisce ad aumentarne il rischio [3, 4].

    Se soffri di cistiti ricorrenti, quindi, non è necessario rinunciare alla tua sessualità, ma può essere utile l’utilizzo di un lubrificante di buona qualità, preferibilmente a base siliconica e compatibile con il preservativo se utilizzato, può essere ancora più importante. I lubrificanti siliconici resistono meglio all’acqua rispetto a quelli a base acquosa, contribuendo a mantenere una buona scorrevolezza e a ridurre l’attrito, uno dei fattori che può favorire microtraumi e irritazione della zona periuretrale.

    E il preservativo? No, l’acqua non fa magie

    C’è un mito che vale la pena sfatare: essere in acqua non rende il sesso “più sicuro”, in quanto non lava via il rischio di gravidanza e, soprattutto, non protegge dalle infezioni sessualmente trasmissibili.

    Anzi, quando si fa l’amore in acqua, il preservativo merita qualche attenzione in più.
    Questa, di per sé, non lo rende inefficace, ma la ridotta lubrificazione naturale può aumentare l’attrito e, di conseguenza, le probabilità che si sposti o, più raramente, si rompa.

    La soluzione non è rinunciare, ma prepararsi meglio: scegliere la misura corretta, verificarne il posizionamento e, se necessario, usare il lubrificante resistente all’acqua di cui abbiamo parlato, purché compatibile con il suo materiale.

    Insomma, non è pensato per nuotare da solo: ha bisogno delle condizioni giuste per fare bene il suo lavoro. E continua a essere l’unico metodo che, oltre a ridurre il rischio di gravidanza indesiderata, protegge anche dalle infezioni sessualmente trasmissibili.

    La doccia è diversa? Sì. Ed è forse la fantasia più realistica

    Rispetto a mare e piscina, la doccia ha un vantaggio pratico: è la fantasia più facile da vivere nella quotidianità, senza bisogno di occasioni particolari.

    Dal punto di vista del corpo, però, vale la stessa regola vista finora: l’acqua crea atmosfera, ma non lubrificazione. Mentre tutto sembra scorrere con naturalezza, la lubrificazione fisiologica può ridursi e l’attrito aumentare, soprattutto se il rapporto si prolunga. Per questo motivo, anche qui, un lubrificante come quello già indicato può fare una reale differenza.

    C’è poi un dettaglio poco romantico ma importante: il pavimento.
    Tra acqua, sapone e piastrelle lisce, il rischio di scivolare è più concreto di quanto si immagini.
    Un tappetino antiscivolo o un appoggio stabile permettono di vivere il momento con maggiore tranquillità, senza togliere nulla alla spontaneità.

    La realtà non deve essere identica a quella dei film per essere bella. Anzi, quando desiderio e consapevolezza si incontrano, è molto più facile che quella scena rimanga un ricordo piacevole, e non un’esperienza accompagnata da fastidi o piccoli incidenti.

    Il consiglio dell’ostetrica

    Se c’è una cosa che ho imparato accompagnando tante donne nel loro percorso di salute e di consapevolezza è che la sessualità non ha bisogno di regole rigide, ma di un corpo che si senta ascoltato. Una fantasia non è “giusta” o “sbagliata”: può essere un modo bellissimo per ritrovarsi e sperimentare l’intimità di coppia. La differenza la fanno le attenzioni con cui la viviamo.

    Se scegliete di fare l’amore sotto la doccia o in acqua, concedetevi il tempo di creare desiderio prima ancora del rapporto. Non abbiate fretta: l’eccitazione è il lubrificante più prezioso che il nostro corpo possa produrre. Se necessario, aiutatelo con un buon lubrificante resistente all’acqua, soprattutto se soffrite di secchezza vaginale o di cistiti ricorrenti. E quando il momento è finito, prendetevi cura l’uno dell’altra anche nei piccoli gesti: una doccia con sola acqua o un detergente delicato per la zona esterna, urinare dopo il rapporto se siete predisposte alle cistiti e cambiare il costume bagnato sono attenzioni semplici, ma possono fare davvero la differenza.

    La passione non si misura dalla capacità di imitare una scena vista in un film, ma da quanto ci si sente liberi di vivere il proprio desiderio senza che questo lasci spazio a dolore, bruciore o disagio nei giorni successivi. Perché il sesso più bello non è quello perfetto, ma quello in cui ci si sente bene, durante e dopo.

    E forse è proprio questa la forma più autentica di romanticismo: conoscersi e rispettare il proprio corpo insieme a quello della persona che si ama, così da poter vivere ogni fantasia con più leggerezza. Perché quando il benessere incontra il desiderio, non si spegne la passione: le permette semplicemente di durare più a lungo.

    Fonti

    1. Freixas-Coutin JA, Seo J, Hood S, Krychman M, Palacios S. The In Vivo Effect of Water-Based Lubricants on the Vaginal Microbiome of Women from Varying Age Groups: Exploratory Analysis of a Randomized Controlled Trial. Microorganisms. 2024.[PMC11434374]
    2. Foxman B, Buxton M. Sexual intercourse and risk of symptomatic urinary tract infection in post-menopausal women. [PMC2324148]
    3. Zborowska E, Michalak A, Wróblewska A, Piekarska K, Chruszcz A, Nykiel A. Effects of swimming pool water on vaginal microbiota: a preliminary study. PLoS One. 2021.
    4. Wiewel S, Wewetzer F, Schauer MM, Kainer F, Hillemanns P. Vaginal and perineal health in female competitive swimmers. Int J Gynaecol Obstet. 2018.

  • Menopausa e calo del desiderio: capirlo, parlarne in coppia, ritrovare il piacere

    Menopausa e calo del desiderio: capirlo, parlarne in coppia, ritrovare il piacere

    “Lo amo ancora, ma il sesso non mi interessa più.”

    È una delle frasi che ascolto più spesso nel mio ambulatorio.

    Molte donne arrivano con un grande senso di colpa, convinte che il fatto di non provare più lo stesso desiderio di un tempo significhi che qualcosa nella relazione si sia rotto.
    Alcune si chiedono se il problema sia il partner, altre pensano di essere cambiate “in peggio”, altre ancora temono di aver perso per sempre una parte importante di sé.
    In realtà, la menopausa racconta una storia diversa.

    Le ricerche degli ultimi anni ci dicono con chiarezza che amore e desiderio sessuale non sono la stessa cosa.
    Possono influenzarsi a vicenda, ma non sempre procedono insieme [1]. È possibile continuare ad amare profondamente il proprio compagno e, allo stesso tempo, accorgersi che il desiderio spontaneo si è affievolito.

    Durante la menopausa il corpo attraversa una trasformazione importante.

    La diminuzione degli estrogeni e il progressivo calo degli androgeni modificano molti aspetti della sessualità: il desiderio può diminuire, l’eccitazione richiedere più tempo, la lubrificazione diventare meno abbondante e, in alcune donne, i rapporti possono risultare meno confortevoli [1].

    Tutto questo ha una base biologica.

    Ma sarebbe un errore pensare che siano soltanto gli ormoni a spiegare ciò che accade.

    La sessualità femminile è molto più complessa. Il sonno disturbato, la stanchezza cronica, le vampate, lo stress, i cambiamenti dell’immagine corporea, le responsabilità familiari, il lavoro e la qualità della relazione di coppia possono influenzare il desiderio tanto quanto le variazioni ormonali[3;4].

    Per questo motivo ogni donna vive la menopausa in modo diverso.

    C’è chi continua ad avere una vita sessuale soddisfacente senza particolari cambiamenti e chi, invece, attraversa un periodo in cui il desiderio sembra quasi scomparire. Entrambe le esperienze sono possibili e nessuna delle due rappresenta una “normalità” assoluta.

    Quello che sappiamo è che il calo del desiderio è uno dei cambiamenti sessuali più frequentemente riferiti durante la transizione menopausale [1]. Non è un evento raro e, soprattutto, non è un segnale che la relazione sia necessariamente in crisi.

    Amore e desiderio: due dimensioni distinte

    Nella nostra cultura siamo abituati a pensare che se ami qualcuno lo desideri automaticamente. È un’idea romantica, ma poco aderente a ciò che osserviamo nella pratica clinica.

    L’amore è un legame emotivo costruito nel tempo, fatto di affetto, fiducia, complicità e condivisione.
    Il desiderio sessuale, invece, è influenzato da molti fattori: biologici, psicologici, relazionali e perfino contestuali [1].
    Può aumentare, diminuire, cambiare intensità nel corso della vita. Questo significa che una donna può sentirsi profondamente innamorata del proprio partner e, nello stesso tempo, non avvertire più quella spinta spontanea verso la sessualità che ricordava negli anni precedenti [1]. Capire questa differenza aiuta anche la coppia a evitare interpretazioni dolorose.
    Quando il desiderio diminuisce, il partner rischia di pensare:“Non mi ama più.”
    La donna, invece, spesso pensa:“C’è qualcosa che non va in me.” Nella maggior parte dei casi nessuna delle due conclusioni è corretta. Si tratta semplicemente di un cambiamento che merita di essere compreso, non giudicato.

    Quando si fa l’amore senza averne davvero voglia

    Esiste un aspetto della sessualità in menopausa di cui si parla ancora poco: molte donne continuano ad avere rapporti sessuali anche quando il desiderio spontaneo non è presente.
    Non necessariamente perché si sentano costrette, ma perché desiderano mantenere l’intimità con il partner, preservare la relazione o evitare che lui possa sentirsi rifiutato.
    La ricerca definisce questo comportamento sexual compliance [5], cioè la scelta di acconsentire a un rapporto pur non avvertendo, in quel momento, un desiderio spontaneo.
    È un tema delicato, che merita qualche precisazione.
    Di per sé, la compliance sessuale non è sinonimo di sofferenza.

    All’interno di una relazione sana e rispettosa può rappresentare una scelta libera, simile a molti altri piccoli gesti che compiamo per prenderci cura della persona che amiamo.
    Il problema nasce quando questa diventa l’unica modalità possibile.

    Quando il “sì” non è più una decisione consapevole ma un automatismo. Quando il timore di deludere il partner diventa più importante dell’ascolto dei propri bisogni. Quando il piacere personale scompare completamente dall’equazione.
    In queste situazioni la sessualità rischia di trasformarsi in un dovere, invece che in uno spazio di condivisione [5;9].

    Il desiderio può arrivare dopo

    Uno dei contributi più importanti della sessuologia moderna è stato quello di mettere in discussione l’idea che il desiderio debba sempre precedere il rapporto sessuale.

    Per molte donne, soprattutto dopo la menopausa, non funziona così.

    Il modello proposto dalla ricercatrice Rosemary Basson descrive quello che viene chiamato desiderio responsivo.
    In pratica, il desiderio non nasce necessariamente prima dell’intimità, ma può svilupparsi durante l’incontro.
    Può essere una carezza, un abbraccio, una conversazione tranquilla, un momento di vicinanza emotiva a creare lentamente le condizioni perché il corpo inizi a rispondere [6;7].
    Questa prospettiva è molto rassicurante.

    Significa che non sentire improvvisamente “la voglia” non implica che il piacere sia scomparso. Significa anche che non tutte le esperienze sessuali devono iniziare con un impulso intenso e travolgente. Naturalmente questo vale solo quando la donna sceglie liberamente di vivere quel momento.
    Il desiderio responsivo non giustifica mai il sentirsi obbligate ad avere rapporti. Al contrario, ricorda che il piacere può nascere quando ci si sente accolte, rispettate e libere di ascoltare il proprio corpo.

    Nel mio lavoro provo spesso a sostituire una domanda con un’altra. Molte donne arrivano dicendo:

    “Perché non ho più voglia?”

    È una domanda comprensibile, ma spesso porta a cercare un’unica causa e un’unica soluzione.

    Preferisco chiedere:

    “Di cosa avrebbe bisogno oggi il tuo corpo per poter vivere l’intimità con serenità?”

    A volte la risposta è eliminare il dolore.
    Altre volte è dormire meglio.
    In altre ancora è sentirsi comprese dal partner, avere meno stress o ritrovare un’immagine di sé più positiva.

    Perché il desiderio non è un interruttore che si accende o si spegne.

    È il risultato di tanti elementi che, quando tornano in equilibrio, possono permettere anche alla sessualità di ritrovare il proprio spazio.

    Il silenzio è spesso il primo problema nella coppia

    Ma cosa succede quando il cambiamento entra nella vita di coppia?

    Spesso è proprio qui che iniziano le difficoltà. Non tanto per la mancanza di rapporti sessuali, quanto per tutto ciò che rimane non detto.

    Molte donne mi raccontano di evitare l’argomento.
    Preferiscono trovare una scusa, rimandare, oppure avere un rapporto anche quando non ne sentono il desiderio, pur di non affrontare una conversazione che immaginano difficile.
    Dall’altra parte, il partner spesso non conosce quello che sta succedendo. Non vede i cambiamenti ormonali, non sente la stanchezza che accompagna molte donne in questa fase, non sperimenta il dolore o la secchezza vaginale. Vede soltanto una persona che sembra allontanarsi. E, comprensibilmente, può interpretare quel cambiamento come un rifiuto personale.

    È così che due persone che si amano finiscono per sentirsi entrambe ferite: lei si sente in colpa perché non riesce a desiderare come prima; lui si sente rifiutato perché pensa di non essere più desiderabile.
    Nel frattempo il silenzio riempie tutti gli spazi lasciati liberi dalle spiegazioni.

    Parlare prima che parlino le paure

    La ricerca mostra che le coppie che riescono a comunicare apertamente dei cambiamenti sessuali affrontano questa fase con maggiore serenità rispetto a quelle che evitano l’argomento.
    Non servono discorsi perfetti. Spesso basta trovare le parole giuste per spiegare ciò che sta succedendo.

    Può essere sufficiente dire:

    “Mi accorgo che il mio desiderio è cambiato. Non è una questione di amore e non dipende da te. Il mio corpo sta vivendo una fase diversa e ho bisogno che la affrontiamo insieme.”

    Una frase come questa cambia completamente la prospettiva.

    Il problema non è più “tu contro di me”, ma “noi davanti a un cambiamento”.

    È un modo diverso di guardare la stessa situazione.

    E spesso è il primo passo per ritrovare complicità.

    Anche il partner ha un ruolo importante

    Quando si parla di menopausa ci si concentra, giustamente, sui cambiamenti del corpo femminile. Ma la qualità della relazione dipende anche da come il partner reagisce a questi cambiamenti.

    Gli studi mostrano che le donne riferiscono una maggiore soddisfazione sessuale e relazionale quando si sentono comprese, ascoltate e non giudicate.
    Al contrario, le pressioni, le richieste insistenti o il senso di colpa rischiano di aumentare ulteriormente la distanza [1].

    Per questo motivo invito spesso le coppie a cambiare obiettivo.
    Per un periodo può essere utile smettere di considerare il rapporto sessuale come il traguardo obbligato dell’intimità. Riscoprire il contatto fisico, le carezze, i massaggi, gli abbracci, i baci e tutti quei gesti che costruiscono vicinanza senza aspettative immediate permette di ridurre l’ansia da prestazione e di lasciare spazio al desiderio responsivo.
    Molte coppie scoprono così una forma di intimità diversa, meno legata alla spontaneità dell’impulso e più alla qualità della connessione [8].

    Quando il corpo manda segnali che non vanno ignorati

    Naturalmente il calo del desiderio non va considerato sempre e soltanto una conseguenza inevitabile della menopausa.

    Esistono condizioni che possono renderlo molto più marcato.
    Tra queste troviamo la secchezza vaginale, il dolore durante i rapporti, la sindrome genitourinaria della menopausa, i disturbi del sonno, alcune malattie croniche, l’ansia, la depressione e gli effetti collaterali di alcuni farmaci [10].
    Quando questi fattori sono presenti è importante affrontarli, perché è difficile desiderare qualcosa che provoca dolore ed è altrettanto difficile vivere serenamente la sessualità quando si è costantemente stanche o quando il proprio benessere psicologico è compromesso.

    La mia esperienza di ostetrica

    Nel mio ambulatorio non parto mai dalla domanda:

    “Perché non hai più desiderio?”

    Preferisco chiedere:

    “Come stai vivendo questo cambiamento?”

    Perché dietro la stessa frase possono esserci storie completamente diverse.
    C’è la donna che soffre perché vorrebbe ritrovare la sessualità di prima. C’è chi, invece, vive serenamente una minore frequenza dei rapporti ma si sente sotto pressione perché teme di deludere il partner. C’è chi ha smesso di cercare intimità perché prova dolore, e c’è chi non riesce più a riconoscersi nel proprio corpo.
    Per questo non esiste una risposta valida per tutte.

    Il primo passo è capire quali fattori stanno contribuendo al problema. Quando necessario, si possono valutare trattamenti efficaci per la secchezza vaginale e la sindrome genitourinaria della menopausa, come gli estrogeni vaginali locali.

    In alcune donne selezionate, dopo un’attenta valutazione medica, possono essere prese in considerazione anche altre opzioni terapeutiche, come il testosterone, nei casi di disturbo persistente del desiderio sessuale.
    Ma la terapia, da sola, raramente basta.

    Quello che fa davvero la differenza è aiutare la donna a ritrovare fiducia nel proprio corpo e la coppia a costruire una nuova modalità di vivere l’intimità.
    Non si tratta di tornare indietro, ma di andare avanti in modo diverso.

    Ritrovare il piacere è possibile

    Una delle convinzioni più dolorose che incontro è questa:

    “Ormai è così. Devo rassegnarmi.”

    Tuttavia, non è quello che ci raccontano né l’esperienza clinica, né la ricerca.

    La menopausa segna la fine dell’età fertile, ma non della sessualità. È vero, il desiderio può cambiare: può diventare meno spontaneo, più sensibile al contesto, più legato al benessere fisico ed emotivo.
    Ma questo non significa che il piacere sia destinato a scomparire. Molte donne, quando comprendono cosa sta accadendo al proprio corpo e smettono di vivere la sessualità come una prova da superare, scoprono una nuova libertà.
    Una sessualità meno basata sulla prestazione, più lenta, più consapevole, più autentica.
    Ed è proprio questo il messaggio che vorrei lasciarti.

    Se ami il tuo partner ma senti che il desiderio è cambiato, non pensare di essere “sbagliata”.
    Ascolta il tuo corpo.
    Parlane con la persona che hai accanto e, se senti di averne bisogno, chiedi aiuto.

    Prendersi cura della propria salute sessuale non significa inseguire quella di vent’anni fa.
    Significa dare valore al proprio benessere oggi, nella fase della vita che stai vivendo.

    Perché anche in menopausa il piacere merita spazio, attenzione e rispetto.

    Fonti

    1. Nappi RE, Lachowsky M. Menopause and sexuality: prevalence of symptoms and impact on quality of life. *Maturitas*. 2009. [PMID: 19464129]
    2. Leiblum SR, Koochaki PE, Rodenberg CA, et al. Hypoactive sexual desire disorder in postmenopausal
      women: US results from the Women’s International Study of Health and Sexuality (WISHeS)
      . *Menopause*. 2006. [PMID: 16607098]
    3. Avis NE, Brockwell S, Randolph J, et al. Longitudinal changes in sexual functioning as women transition through menopause: results from SWAN. *Menopause*. 2009. [PMCID: PMC2908487]
    4. Thomas HN, Hess R, Thurston RC. Sexual desire during the menopausal transition and early postmenopause: observations from the Seattle Midlife Women’s Health Study. *Womens Health Issues*. 2015. [PMID: 20109116]
    5. Sarah A Vannier, Lucia F O’Sullivan. Sex without desire: characteristics of occasions of sexual compliance in young adults’ committed relationships. Studio su compliance sessuale in relazioni stabili. 2010. [PMID: 19662565]
    6. Basson R. The female sexual response: a different model. *J Sex Marital Ther*. 2000. [PMID: 10693116]
    7. Basson R. Women’s sexual desire: disordered or misunderstood? *J Sex Marital Ther*. 2002. [PMID: 11898699]
    8. Rosen NO, Corsini-Munt S, Dubé JP, et al. Partner responses to low desire: associations with sexual, relational, and psychological well-being among couples coping with Female Sexual Interest/Arousal Disorder. *J Sex Med*. 2020. [PMID: 32978067]
    9. Muise A, et al. Dialing up desire and dampening disinterest: regulating sexual desire in the bedroom and sexual and relationship well-being. 2021. [PMCID: PMC9092913]
    10. Biddle AK, West SL, D’Aloisio AA, et al. Female sexual dysfunction: focus on low desire. *Obstet Gynecol*. 2015. [PMID: 25569014]
  • Sessualità dopo il parto: comprendere il calo del desiderio senza sensi di colpa

    Sessualità dopo il parto: comprendere il calo del desiderio senza sensi di colpa

    Hai partorito da qualche settimana e ti senti esausta.
    Le notti dormi poco, mentre le giornate scorrono tra poppate, pianti e pannolini.
    Nel frattempo il tuo compagno, magari con dolcezza ma anche con una certa insistenza, lascia intendere che vorrebbe riprendere la vostra vita intima.
    Tu, però, non ci pensi nemmeno. Anzi, l’idea stessa di un rapporto può sembrarti un peso.
    E quindi arriva il senso di colpa.
    Pensieri come “Cosa c’è che non va in me? Non lo amo più? Sono una cattiva compagna?” affollano la tua mente.

    Voglio dirtelo subito, con la stessa chiarezza con cui lo dico ogni giorno alle donne che vengono da me: non c’è niente che non va in te. Quello che stai vivendo ha un nome, ha una spiegazione scientifica, ed è vissuto dalla maggior parte delle donne nel postpartum.

    In sintesi, sei in buona compagnia, anche se probabilmente nessuno te lo ha ancora detto abbastanza chiaramente.

    Dopo il parto il corpo ha bisogno di tempo:
    ecco cosa accade nelle prime settimane

    Dopo il parto, il corpo femminile attraversa una rivoluzione silenziosa.

    Gli ormoni si riassestano, l’utero torna lentamente alle sue dimensioni, le eventuali suture cicatrizzano, il pavimento pelvico recupera. E nel mezzo di tutto questo, spesso con un neonato attaccato al seno ogni due ore, la sessualità non è in cima alla lista delle priorità. Ed è giusto così.

    La scienza lo conferma: uno studio che ha seguito centinaia di neomamme ha rilevato che a sei mesi dal parto quasi la metà delle donne riferisce scarso interesse per l’attività sessuale [1].
    Non una minoranza. Quasi la metà.

    Eppure quante di queste donne si sentono in difetto? Quante si scusano? Quante subiscono in silenzio la pressione del partner senza avere le parole per spiegare cosa sta succedendo nel loro corpo?

    Questo articolo è per loro. È per te.

    Il desiderio sessuale diminuisce dopo il parto:
    le cause fisiche ed emotive

    Quando una donna partorisce, il suo corpo entra in una modalità che potremmo chiamare, con un po’ di semplificazione, “modalità mamma”. Gli ormoni si riorientano completamente verso l’accudimento del neonato: la prolattina, l’ormone che produce il latte, sale alle stelle. Gli estrogeni, gli ormoni legati al desiderio sessuale e alla lubrificazione vaginale, scendono drasticamente.

    In altre parole, il corpo della donna è orientato principalmente alla cura del neonato.

    Le energie fisiche e ormonali sono concentrate sulla protezione, sul nutrimento e sull’accudimento del bambino. Non si tratta di rifiuto nei confronti del partner, ma di una risposta fisiologica del tutto normale.

    A questo si aggiungono stanchezza profonda, notti senza sonno, il dolore fisico del postpartum, e una trasformazione dell’identità che va ben oltre il corpo.

    Prima eri una persona, poi una coppia, adesso sei una madre.

    Capire dove finisce la neomamma e dove ricomincia la donna è un lavoro che richiede tempo e non si risolve con una visita di controllo.

    Una revisione sistematica che ha analizzato oltre 200 studi scientifici descrive esattamente questo processo: la transizione alla genitorialità cambia i ruoli, cambia le priorità, cambia la percezione di sé [2]. Non è una crisi: è un riassestamento che si traduce in un processo graduale.

    Dopo 40 giorni si può,
    ma non significa sentirsi pronte

    Sì, dal punto di vista medico intorno alle sei settimane dal parto, nella maggior parte dei casi il corpo ha recuperato abbastanza da rendere i rapporti fisicamente possibili.

    Le suture sono guarite, i lochi si sono esaurite, il rischio di infezioni si è ridotto.

    Ma “fisicamente possibile” non significa “desiderato”. E non significa nemmeno “piacevole”.

    Questo è uno dei malintesi più grandi che vedo nella mia pratica quotidiana: il via libera del ginecologo viene interpretato, a volte dalla donna stessa, spesso dal partner, come un semaforo verde per riprendere l’attività sessuale.

    Non funziona così. E nessuna donna dovrebbe sentirsi in colpa perché, passati i 40 giorni, non è “pronta” come da programma.

    Riprendere l’intimità di coppia:
    trovare un equilibrio tra bisogni diversi

    Nei mesi di gravidanza spesso i rapporti si rarefanno o si interrompono del tutto. Il partner ha aspettato. Adesso vede la luce in fondo al tunnel: quel “dopo 40 giorni” diventa quasi una data sul calendario.

    Capisco questa dimensione. Davvero. La sessualità è parte integrante di una coppia e il desiderio del partner è legittimo.

    Ma quello che dico agli uomini, quando li incontro insieme alle loro compagne, è questo: la strada più breve per ritrovarsi non passa dalla penetrazione, ma dalla vicinanza.

    Forzare i tempi, anche involontariamente e con le migliori intenzioni, produce spesso l’effetto opposto. Quando una donna percepisce pressione, tende infatti a chiudersi e ad allontanarsi emotivamente, rendendo ancora più difficile il recupero della complicità. Una donna che si sente vista, capita e non giudicata, pian piano torna. Con i suoi tempi, che sono anche i tempi della coppia.

    La ricerca lo conferma: quando il partner viene percepito come comprensivo e non pressante, le donne riportano livelli significativamente più alti di desiderio e soddisfazione sessuale nel postpartum [3].

    La sessualità dopo un figlio cambia:
    come riscoprirsi come coppia

    Eccola, la cosa che vorrei che ogni coppia portasse a casa da questo articolo: dopo un figlio, la sessualità di coppia non “riprende”, si reinventa.

    Prima eravate in due. Adesso siete in tre. Le notti hanno una funzione diversa. I corpi hanno subito trasformazioni enormi e le priorità sono cambiate. È naturale che anche il modo di stare insieme (fisicamente, intimamente) debba trovare una nuova forma.

    E questa nuova forma non inizia necessariamente dall’atto sessuale completo.

    Quello che suggerisco alle coppie è di ripartire da zero, come se non si conoscessero. Riscoprirsi: tramite un bagno insieme nella vasca; una doccia condivisa; coccole sul divano senza che debbano portare da qualche parte. Una carezza, un bacio più lungo, sfiorarsi.

    Lasciar perdere per un po’ l’obiettivo e godersi il percorso.

    La penetrazione arriverà semplicemente quando entrambi saranno pronti.

    Il desiderio si riscalda prima, attraverso la vicinanza, la tenerezza, la complicità.


    I primi rapporti dopo il parto:
    cosa aspettarsi dal punto di vista fisico

    Quando arriva il momento, e arriverà, è utile sapere cosa può succedere al corpo, per non spaventarsi.

    La secchezza vaginale è comunissima, soprattutto se stai allattando: la prolattina abbassa gli estrogeni, che sono responsabili della lubrificazione naturale. Il suggerimento pratico che do sempre è di usare un lubrificante a base d’acqua, tenerlo a portata di mano, e non avere fretta: se durante il rapporto si sente attrito o fastidio, si smette, si rimette il lubrificante, e si ricomincia.

    Inoltre, tanti preliminari aiutano il corpo a lubrificarsi anche in modo naturale, oltre che a ricreare quella connessione emotiva che è la vera premessa al desiderio.

    La posizione può fare una grande differenza, specialmente in presenza di cicatrici (da episiotomia, lacerazioni o cesareo). Sperimentate, comunicatevi quello che fa male e quello che fa bene.

    Sul dolore durante i primi rapporti è essere oneste: è frequente ed è documentato. Infatti, una ricerca ha rilevato una prevalenza di dispareunia postpartum intorno al 35% [4]. Ma “frequente” non significa “sopportare in silenzio”: se il dolore persiste, parliamone. Ci sono soluzioni.


    Quando la sessualità diventa
    motivo di tensione nella coppia

    Se senti che il tema della sessualità sta diventando una fonte di tensione nella tua coppia (attraverso discussioni, silenzi, distanza) sappi che non stai vivendo qualcosa di eccezionale.

    È uno dei motivi più comuni per cui le coppie fanno fatica nel primo anno dopo la nascita di un figlio.

    I dati parlano chiaro: uno studio ha mostrato un calo significativo sia della soddisfazione emotiva che del piacere fisico nelle relazioni nel periodo postnatale e, dato preoccupante, meno di un quarto delle donne riferisce di aver ricevuto supporto su questi temi dal proprio medico [5].

    Questo mi fa arrabbiare.

    Significa che moltissime coppie stanno affrontando da sole qualcosa che potrebbe essere affrontato insieme, con il supporto giusto.

    Sono qui per questo.

    Se vuoi portare il tuo compagno alla prossima visita, fallo. Parliamo tutti e tre. Spesso bastano poche parole, dette nel posto giusto, per sciogliere mesi di incomprensioni.


    Fonti

    1. O’Malley D et al. Prevalence of and risk factors associated with sexual health issues in primiparous women at 6 and 12 months postpartum (MAMMI study). BMC Pregnancy Childbirth, 2018.
    2. Serrano Drozdowskyj E et al. Factors Influencing Couples’ Sexuality in the Puerperium: A Systematic Review. Sexual Medicine Reviews, 2020.
    3. Rosen NO et al. Perceived partner responses to pain predict sexual and relationship satisfaction in women with Provoked Vestibulodynia. (citato in Frontiers in Psychology, 2019.)
    4. Banaei M. et al. Prevalence of postpartum dyspareunia: A systematic review and meta-analysis. International Journal of Gynecology & Obstetrics, 2021.
    5. Woodhouse H, McDonald E, Brown S. Women’s experiences of sex and intimacy after childbirth. J Psychosomatic Obstetrics & Gynaecology, 2012.
    6. Banaei M et al. Determinants of Postpartum Sexual Dysfunction in the First Year: A Systematic Review. PMC, 2025. [PMC12652832]
    7. Hipp LE et al. Early Resumption of Sexual Intercourse after First Childbirth and Unintended Pregnancy within Six Months. Obstet Gynecol, 2021.
    8. Buster JE. Managing female sexual dysfunction. Fertility and Sterility, 2013.