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  • Incontinenza urinaria: quando i piccoli gesti quotidiani raccontano un disagio silenzioso

    Incontinenza urinaria: quando i piccoli gesti quotidiani raccontano un disagio silenzioso

    L’incontinenza urinaria non è una patologia in sé, ma una condizione che può interessare sia uomini che donne in qualsiasi momento della vita. Nonostante la sua ampia diffusione, se ne parla ancora troppo poco: spesso, infatti, chi ne soffre tende a convivere con la problematica in silenzio, modificando le proprie abitudini e rinunciando, poco alla volta, a piccole libertà.

    All’inizio i cambiamenti sembrano quasi impercettibili.
    Al ristorante si cerca subito con lo sguardo il bagno, calcolandone la distanza. In palestra si evitano i salti o si sostituiscono le attività ad alto impatto con esercizi più delicati. Si finisce persino per bere meno del necessario quando si è fuori casa, per il timore di dover cercare una toilette.

    Sono piccoli accorgimenti pratici che, se ripetuti ogni giorno, condizionano le scelte, limitano la spontaneità e riducono il benessere quotidiano. Dietro questo silenzio si nasconde una convinzione errata: che le perdite siano una conseguenza inevitabile della maternità, della menopausa o dell’avanzare degli anni, e che l’unica opzione sia imparare a conviverci.

    La distinzione tra gestione e cura

    Oggi il mercato offre soluzioni contenitive e prodotti dedicati alla gestione delle perdite estremamente discreti, che offrono sicurezza immediata.


    Tuttavia, è fondamentale non fermarsi a questo livello.


    Gli ausili protettivi sono un supporto utile per affrontare la giornata con maggiore serenità, ma non modificano ciò che ha generato il problema. Se il sintomo è legato a un indebolimento dell’area perineale, a un’alterazione del controllo nervoso della vescica o a un cambiamento dei tessuti, un supporto esterno non può intervenire sulla causa.


    Identificare l’origine del disturbo è l’unico modo per impostare trattamenti mirati che consentano di ridurre significativamente la problematica o di risolverla.

    Comprendere l’incontinenza: le princiopali tipologie

    Questa condizione non si manifesta allo stesso modo in ogni donna e riconoscerne la natura è il primo passo per individuare l’approccio terapeutico specifico:

    • Incontinenza mista: si verifica quando le perdite da sforzo e gli episodi legati all’urgenza minzionale coesistono.
    • Incontinenza da sforzo: è la forma più frequente. La perdita involontaria compare in concomitanza con un aumento della pressione addominale, come durante un colpo di tosse, uno starnuto, una risata o un esercizio fisico.
      La causa principale è il deficit di forza nel complesso muscolare di sostegno che supporta la vescica e l’uretra.
    • Incontinenza da urgenza: in questo caso, il sintomo principale è uno stimolo improvviso, intenso e difficile da controllare, spesso legato a un’iperattività del muscolo della vescica. Chi ne soffre avverte la necessità impellente di urinare prima ancora che la vescica sia effettivamente piena.

    Strategie terapeutiche nelle diverse fasi della vita

    La buona notizia, supportata da solide risultanze scientifiche, è che nella maggior parte dei casi è possibile recuperare il controllo attraverso percorsi efficaci e non invasivi.
    Le principali linee guida internazionali raccomandano la rieducazione perineale come approccio di prima scelta, con benefici visibili spesso già dopo alcune settimane di trattamento.

    Tuttavia, le modalità di intervento cambiano in base alla storia personale:

    Nel post-partum

    La gravidanza e il parto rappresentano un importante stress per la muscolatura pelvica. Nelle prime settimane è normale che il corpo attraversi una fase naturale di guarigione, durante la quale non è indicato iniziare esercizi specifici. Se però le perdite persistono a tre mesi dal parto, gli studi clinici di riferimento suggeriscono di intraprendere un percorso riabilitativo personalizzato di almeno tre mesi, abbinando le sedute in studio a una costanza quotidiana anche a casa.

    In menopausa

    I cambiamenti ormonali influiscono direttamente sulla salute dei tessuti. La diminuzione degli estrogeni rende le pareti vaginali e uretrali più sottili e meno elastiche, favorendo la comparsa o il peggioramento del disturbo. In questa fase, oltre alla ginnastica mirata per la muscolatura profonda, la letteratura di settore mostra l’efficacia della terapia estrogenica locale a basso dosaggio, che migliora il trofismo dei tessuti e riduce anche il rischio di infezioni urinarie ricorrenti.

    Perché l’intervento precoce fa la differenza?

    Non è necessario che gli episodi siano frequenti o abbondanti per richiedere attenzione. Anzi, è proprio quando le perdite sono ancora occasionali che l’intervento risulta più rapido ed efficace.

    Rimandare il consulto significa permettere al corpo di consolidare schemi motori scorretti e costringersi ad adattarsi ai sintomi, trasformando piccole rinunce in una falsa normalità.
    Intervenire precocemente consente di interrompere questo circolo vizioso, preservando la propria libertà di movimento e il comfort personale.

    Cosa puoi fare a partire da oggi?

    Se hai notato questi segnali, il percorso per riprendere il controllo del tuo corpo inizia da pochi passi fondamentali:

    1. Chiedi un parere esperto: parlane con il professionista che segue la tua salute, come la tua ostetrica, la tua ginecologa o il tuo medico, senza aspettare la visita di controllo annuale se il disturbo è già presente.
    2. Osserva i dettagli: presta attenzione a quando si verificano gli episodi (se durante un movimento, un colpo di tosse o a riposo). Queste informazioni sono preziose per comprendere la natura della condizione.
    3. Programma una valutazione specialistica: un esame funzionale della muscolatura pelvica è l’unico strumento che permette di definire un piano terapeutico realmente su misura per te.

    Ritrovare la serenità di ridere, fare sport e viaggiare senza preoccupazioni è un obiettivo possibile. Il tuo corpo ti sta inviando un messaggio: ascoltarlo è il primo passo per tornare a muoverti nel mondo con piena libertà.

    Fonti

    1. Thom DH, Rortveit G. Prevalence of postpartum urinary incontinence: a systematic review. Acta Obstet Gynecol Scand. 2010. [PMID: 21050146]
    2. Dumoulin C, et al. Pelvic floor muscle training versus no treatment, or inactive control treatments, for urinary incontinence in women. Cochrane Database Syst Rev. 2018. [PMID: 30704907]
    3. Allafi AH, Al-johani AS, et al. The Link Between Menopause and Urinary Incontinence: A Systematic Review. [PMC11550778]
    4. Luo X, Zhong Y, AI D, Yin G, Mo Lu. Development of a psychosocial-clinical nomogram to predict delayed medical help-seeking in women with stress urinary incontinence. Frontiers in Medicine, 2025. [PMC12647021]

  • Dolore durante i rapporti sessuali: cause, pavimento pelvico e cosa fare

    Dolore durante i rapporti sessuali: cause, pavimento pelvico e cosa fare

    Il dolore durante i rapporti non è normale e, se ne soffri, non devi abituartici. Secchezza, bruciore, difficoltà alla penetrazione: sono segnali che il tuo corpo ti sta mandando. Da ostetrica, voglio aiutarti a capirli, senza tabù e senza giudizio.

    Quante volte hai sentito dire, o hai pensato tu stessa, che un certo fastidio durante i rapporti fosse “normale”? Che facesse soltanto parte della tua vita e che bisognasse sopportarlo in silenzio? In tanti anni di lavoro come ostetrica, ho sentito questa frase molte volte. E ogni volta mi dispiace, perché non è vero.

    Il dolore durante i rapporti sessuali, la secchezza, la sensazione che qualcosa ostacoli la penetrazione: questi non sono segnali da ignorare o da accettare in silenzio. Sono segnali che il tuo corpo ti sta mandando e che meritano attenzione, cura ma, soprattutto, ascolto.

    Di cosa stiamo parlando?

    In medicina, il dolore durante i rapporti sessuali si chiama dispareunia, ed è molto più diffuso di quanto si pensi. La ricerca stima che colpisca circa il 15% delle donne nel corso della vita.[1]

    Eppure è un problema spesso sottovalutato, minimizzato o semplicemente non detto, perché parlare di sessualità fa ancora fatica a trovare spazio nelle conversazioni con i professionisti sanitari.

    I sintomi possono essere diversi da donna a donna: bruciore o dolore durante o dopo la penetrazione, secchezza vaginale, tensione muscolare, difficoltà fisiche all’ingresso, o una combinazione di tutto questo. Alcune donne li vivono fin dall’inizio della vita sessuale, altre li sviluppano nel tempo, dopo una gravidanza, dopo il parto, in menopausa, o in seguito a periodi di stress intenso.

    “Non devi scegliere tra rinunciare alla tua vita sessuale e sopportare il dolore. Esiste una terza strada.”

    Il pavimento pelvico: un attore spesso dimenticato

    Una delle cause più frequenti e meno conosciute di questi disturbi riguarda il pavimento pelvico: l’insieme di muscoli, legamenti e tessuti connettivi che sostengono gli organi pelvici e svolgono un ruolo fondamentale nella funzione sessuale, urinaria e intestinale.

    Quando i muscoli del pavimento pelvico sono ipertonici, cioè contratti in modo eccessivo e involontario, possono rendere la penetrazione difficile o dolorosa.[2]

    Quando invece sono ipotonici, deboli o poco coordinati, possono causare sensazioni di vuoto, ridotta sensibilità o difficoltà nel raggiungere il piacere. In entrambi i casi, il problema non è “nella testa”, né è una questione di volontà: è una disfunzione muscolare, come lo sarebbe un problema alla schiena o a un ginocchio.

    La letteratura scientifica è chiara su questo: la riabilitazione del pavimento pelvico è un approccio terapeutico efficace per ridurre il dolore durante i rapporti e migliorare la qualità della vita sessuale.[3] Uno studio randomizzato controllato pubblicato su BMC Women’s Health ha dimostrato che interventi fisioterapici mirati, tra cui terapia manuale, elettroterapia ed esercizi specifici, portano a miglioramenti significativi sia nel dolore che nella funzione sessuale.[3]

    Anche la secchezza vaginale, spesso associata a squilibri ormonali ma non solo, può essere influenzata dallo stato del pavimento pelvico: una vascolarizzazione ridotta in quell’area contribuisce alla diminuzione della lubrificazione naturale.[4]

    È semplicemente fisiologia.

    Il silenzio intorno a questo dolore

    Uno degli aspetti che più mi colpisce, nel mio lavoro, è quanto spesso queste problematiche vengano tenute nascoste. Non per mancanza di sofferenza, tutt’altro, ma per vergogna, per timore di non essere credute, o semplicemente perché nessuno ha mai creato lo spazio per parlarne.

    Uno studio pubblicato su Frontiers in Medicine nel 2024 ha rilevato che il 16% delle donne presentava dispareunia durante le visite ginecologiche di routine, pur avendola negata durante il colloquio verbale con il medico.[5] Questo dato mi dice una cosa precisa: il problema c’è, ma le donne non si sentono abbastanza sicure da portarlo alla luce. E questo è qualcosa che noi professioniste dobbiamo cambiare, creando spazi di ascolto veri, senza fretta e senza giudizio.

    Una valutazione del pavimento pelvico può cambiare tutto.

    La buona notizia, e ci tengo a dirtela chiaramente, è che nella maggior parte dei casi questi disturbi si possono affrontare. Non devi né rassegnarti, né smettere di desiderare una vita sessuale appagante. Devi semplicemente sapere che esiste un percorso.

    Una valutazione del pavimento pelvico è il primo passo: permette di capire cosa sta succedendo davvero, distinguere tra ipertono e ipotono muscolare, identificare eventuali trigger dolorosi e costruire un piano di trattamento personalizzato. Non si tratta di un esame invasivo o difficile da affrontare: si tratta di ascoltare il tuo corpo con gli strumenti giusti.

    Come ostetrica, posso accompagnarti in questo percorso. Posso spiegarti cosa aspettarti, rispondere alle tue domande, e indirizzarti verso i professionisti più adatti alle tue esigenze, che si tratti di una ginecologa, osteopata, nutrizionista o di un approccio multidisciplinare.[2] Perché la dispareunia, come ci ricorda la ricerca, ha spesso cause multiple e risponde meglio a trattamenti integrati.[1]

    Il piacere è parte della tua salute

    La sessualità è una componente reale e legittima del benessere di una donna.

    Non è un lusso, non è secondaria rispetto ad altri aspetti della salute e non è qualcosa di cui doversi vergognare quando si fa fatica. È parte di te, e come tale merita cura.

    Ho incontrato molte donne che avevano aspettato anni prima di parlarne, convinte che non ci fosse nulla da fare, o che il problema fosse troppo piccolo per meritare attenzione, perché minimizzato spesso da professionisti sbagliati. Nessuna di queste cose è vera. Il dolore durante i rapporti non è piccolo, se lo senti. E ci sono risposte, anche quando sembra che non ce ne siano.

    “Se riconosci qualcosa di te in quello che hai letto, parlami. Non devi averlo già capito tutto, non devi arrivare con le parole giuste. Basta arrivare. Sono qui per ascoltarti e per aiutarti a capire da dove iniziare.”

    Fonti scientifiche

    1. Bergeron S. et al. “Evaluation and Treatment of Sexual Pain Disorders.” Obstet Gynecol Clin North Am. 2025 Mar;52(1):1–14. doi:10.1016/j.ogc.2024.11.001. PubMed
    2. Morin M. et al. “Dyspareunia.” StatPearls. 2023 Jan. doi:10.1016/j.ogc.2020.08.005. PubMed
    3. Xie Y. et al. “Effectiveness of physical therapy interventions in women with dyspareunia: a systematic review and meta-analysis.” BMC Women’s Health. 2023;23:379. doi:10.1186/s12905-023-02532-8. PubMed
    4. Gao Q. et al. “Pelvic floor dysfunction in postpartum women: A cross-sectional study.” PLoS One. 2024;19(10):e0308563. doi:10.1371/journal.pone.0308563. PubMed
    5. Baszak-Radomańska E. et al. “Women’s sexual health improvement: sexual quality of life and pelvic floor muscle assessment in asymptomatic women.” Front Med. 2024;11:1289418. doi:10.3389/fmed.2024.1289418. PubMed