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  • Menopausa e calo del desiderio: capirlo, parlarne in coppia, ritrovare il piacere

    Menopausa e calo del desiderio: capirlo, parlarne in coppia, ritrovare il piacere

    “Lo amo ancora, ma il sesso non mi interessa più.”

    È una delle frasi che ascolto più spesso nel mio ambulatorio.

    Molte donne arrivano con un grande senso di colpa, convinte che il fatto di non provare più lo stesso desiderio di un tempo significhi che qualcosa nella relazione si sia rotto.
    Alcune si chiedono se il problema sia il partner, altre pensano di essere cambiate “in peggio”, altre ancora temono di aver perso per sempre una parte importante di sé.
    In realtà, la menopausa racconta una storia diversa.

    Le ricerche degli ultimi anni ci dicono con chiarezza che amore e desiderio sessuale non sono la stessa cosa.
    Possono influenzarsi a vicenda, ma non sempre procedono insieme [1]. È possibile continuare ad amare profondamente il proprio compagno e, allo stesso tempo, accorgersi che il desiderio spontaneo si è affievolito.

    Durante la menopausa il corpo attraversa una trasformazione importante.

    La diminuzione degli estrogeni e il progressivo calo degli androgeni modificano molti aspetti della sessualità: il desiderio può diminuire, l’eccitazione richiedere più tempo, la lubrificazione diventare meno abbondante e, in alcune donne, i rapporti possono risultare meno confortevoli [1].

    Tutto questo ha una base biologica.

    Ma sarebbe un errore pensare che siano soltanto gli ormoni a spiegare ciò che accade.

    La sessualità femminile è molto più complessa. Il sonno disturbato, la stanchezza cronica, le vampate, lo stress, i cambiamenti dell’immagine corporea, le responsabilità familiari, il lavoro e la qualità della relazione di coppia possono influenzare il desiderio tanto quanto le variazioni ormonali[3;4].

    Per questo motivo ogni donna vive la menopausa in modo diverso.

    C’è chi continua ad avere una vita sessuale soddisfacente senza particolari cambiamenti e chi, invece, attraversa un periodo in cui il desiderio sembra quasi scomparire. Entrambe le esperienze sono possibili e nessuna delle due rappresenta una “normalità” assoluta.

    Quello che sappiamo è che il calo del desiderio è uno dei cambiamenti sessuali più frequentemente riferiti durante la transizione menopausale [1]. Non è un evento raro e, soprattutto, non è un segnale che la relazione sia necessariamente in crisi.

    Amore e desiderio: due dimensioni distinte

    Nella nostra cultura siamo abituati a pensare che se ami qualcuno lo desideri automaticamente. È un’idea romantica, ma poco aderente a ciò che osserviamo nella pratica clinica.

    L’amore è un legame emotivo costruito nel tempo, fatto di affetto, fiducia, complicità e condivisione.
    Il desiderio sessuale, invece, è influenzato da molti fattori: biologici, psicologici, relazionali e perfino contestuali [1].
    Può aumentare, diminuire, cambiare intensità nel corso della vita. Questo significa che una donna può sentirsi profondamente innamorata del proprio partner e, nello stesso tempo, non avvertire più quella spinta spontanea verso la sessualità che ricordava negli anni precedenti [1]. Capire questa differenza aiuta anche la coppia a evitare interpretazioni dolorose.
    Quando il desiderio diminuisce, il partner rischia di pensare:“Non mi ama più.”
    La donna, invece, spesso pensa:“C’è qualcosa che non va in me.” Nella maggior parte dei casi nessuna delle due conclusioni è corretta. Si tratta semplicemente di un cambiamento che merita di essere compreso, non giudicato.

    Quando si fa l’amore senza averne davvero voglia

    Esiste un aspetto della sessualità in menopausa di cui si parla ancora poco: molte donne continuano ad avere rapporti sessuali anche quando il desiderio spontaneo non è presente.
    Non necessariamente perché si sentano costrette, ma perché desiderano mantenere l’intimità con il partner, preservare la relazione o evitare che lui possa sentirsi rifiutato.
    La ricerca definisce questo comportamento sexual compliance [5], cioè la scelta di acconsentire a un rapporto pur non avvertendo, in quel momento, un desiderio spontaneo.
    È un tema delicato, che merita qualche precisazione.
    Di per sé, la compliance sessuale non è sinonimo di sofferenza.

    All’interno di una relazione sana e rispettosa può rappresentare una scelta libera, simile a molti altri piccoli gesti che compiamo per prenderci cura della persona che amiamo.
    Il problema nasce quando questa diventa l’unica modalità possibile.

    Quando il “sì” non è più una decisione consapevole ma un automatismo. Quando il timore di deludere il partner diventa più importante dell’ascolto dei propri bisogni. Quando il piacere personale scompare completamente dall’equazione.
    In queste situazioni la sessualità rischia di trasformarsi in un dovere, invece che in uno spazio di condivisione [5;9].

    Il desiderio può arrivare dopo

    Uno dei contributi più importanti della sessuologia moderna è stato quello di mettere in discussione l’idea che il desiderio debba sempre precedere il rapporto sessuale.

    Per molte donne, soprattutto dopo la menopausa, non funziona così.

    Il modello proposto dalla ricercatrice Rosemary Basson descrive quello che viene chiamato desiderio responsivo.
    In pratica, il desiderio non nasce necessariamente prima dell’intimità, ma può svilupparsi durante l’incontro.
    Può essere una carezza, un abbraccio, una conversazione tranquilla, un momento di vicinanza emotiva a creare lentamente le condizioni perché il corpo inizi a rispondere [6;7].
    Questa prospettiva è molto rassicurante.

    Significa che non sentire improvvisamente “la voglia” non implica che il piacere sia scomparso. Significa anche che non tutte le esperienze sessuali devono iniziare con un impulso intenso e travolgente. Naturalmente questo vale solo quando la donna sceglie liberamente di vivere quel momento.
    Il desiderio responsivo non giustifica mai il sentirsi obbligate ad avere rapporti. Al contrario, ricorda che il piacere può nascere quando ci si sente accolte, rispettate e libere di ascoltare il proprio corpo.

    Nel mio lavoro provo spesso a sostituire una domanda con un’altra. Molte donne arrivano dicendo:

    “Perché non ho più voglia?”

    È una domanda comprensibile, ma spesso porta a cercare un’unica causa e un’unica soluzione.

    Preferisco chiedere:

    “Di cosa avrebbe bisogno oggi il tuo corpo per poter vivere l’intimità con serenità?”

    A volte la risposta è eliminare il dolore.
    Altre volte è dormire meglio.
    In altre ancora è sentirsi comprese dal partner, avere meno stress o ritrovare un’immagine di sé più positiva.

    Perché il desiderio non è un interruttore che si accende o si spegne.

    È il risultato di tanti elementi che, quando tornano in equilibrio, possono permettere anche alla sessualità di ritrovare il proprio spazio.

    Il silenzio è spesso il primo problema nella coppia

    Ma cosa succede quando il cambiamento entra nella vita di coppia?

    Spesso è proprio qui che iniziano le difficoltà. Non tanto per la mancanza di rapporti sessuali, quanto per tutto ciò che rimane non detto.

    Molte donne mi raccontano di evitare l’argomento.
    Preferiscono trovare una scusa, rimandare, oppure avere un rapporto anche quando non ne sentono il desiderio, pur di non affrontare una conversazione che immaginano difficile.
    Dall’altra parte, il partner spesso non conosce quello che sta succedendo. Non vede i cambiamenti ormonali, non sente la stanchezza che accompagna molte donne in questa fase, non sperimenta il dolore o la secchezza vaginale. Vede soltanto una persona che sembra allontanarsi. E, comprensibilmente, può interpretare quel cambiamento come un rifiuto personale.

    È così che due persone che si amano finiscono per sentirsi entrambe ferite: lei si sente in colpa perché non riesce a desiderare come prima; lui si sente rifiutato perché pensa di non essere più desiderabile.
    Nel frattempo il silenzio riempie tutti gli spazi lasciati liberi dalle spiegazioni.

    Parlare prima che parlino le paure

    La ricerca mostra che le coppie che riescono a comunicare apertamente dei cambiamenti sessuali affrontano questa fase con maggiore serenità rispetto a quelle che evitano l’argomento.
    Non servono discorsi perfetti. Spesso basta trovare le parole giuste per spiegare ciò che sta succedendo.

    Può essere sufficiente dire:

    “Mi accorgo che il mio desiderio è cambiato. Non è una questione di amore e non dipende da te. Il mio corpo sta vivendo una fase diversa e ho bisogno che la affrontiamo insieme.”

    Una frase come questa cambia completamente la prospettiva.

    Il problema non è più “tu contro di me”, ma “noi davanti a un cambiamento”.

    È un modo diverso di guardare la stessa situazione.

    E spesso è il primo passo per ritrovare complicità.

    Anche il partner ha un ruolo importante

    Quando si parla di menopausa ci si concentra, giustamente, sui cambiamenti del corpo femminile. Ma la qualità della relazione dipende anche da come il partner reagisce a questi cambiamenti.

    Gli studi mostrano che le donne riferiscono una maggiore soddisfazione sessuale e relazionale quando si sentono comprese, ascoltate e non giudicate.
    Al contrario, le pressioni, le richieste insistenti o il senso di colpa rischiano di aumentare ulteriormente la distanza [1].

    Per questo motivo invito spesso le coppie a cambiare obiettivo.
    Per un periodo può essere utile smettere di considerare il rapporto sessuale come il traguardo obbligato dell’intimità. Riscoprire il contatto fisico, le carezze, i massaggi, gli abbracci, i baci e tutti quei gesti che costruiscono vicinanza senza aspettative immediate permette di ridurre l’ansia da prestazione e di lasciare spazio al desiderio responsivo.
    Molte coppie scoprono così una forma di intimità diversa, meno legata alla spontaneità dell’impulso e più alla qualità della connessione [8].

    Quando il corpo manda segnali che non vanno ignorati

    Naturalmente il calo del desiderio non va considerato sempre e soltanto una conseguenza inevitabile della menopausa.

    Esistono condizioni che possono renderlo molto più marcato.
    Tra queste troviamo la secchezza vaginale, il dolore durante i rapporti, la sindrome genitourinaria della menopausa, i disturbi del sonno, alcune malattie croniche, l’ansia, la depressione e gli effetti collaterali di alcuni farmaci [10].
    Quando questi fattori sono presenti è importante affrontarli, perché è difficile desiderare qualcosa che provoca dolore ed è altrettanto difficile vivere serenamente la sessualità quando si è costantemente stanche o quando il proprio benessere psicologico è compromesso.

    La mia esperienza di ostetrica

    Nel mio ambulatorio non parto mai dalla domanda:

    “Perché non hai più desiderio?”

    Preferisco chiedere:

    “Come stai vivendo questo cambiamento?”

    Perché dietro la stessa frase possono esserci storie completamente diverse.
    C’è la donna che soffre perché vorrebbe ritrovare la sessualità di prima. C’è chi, invece, vive serenamente una minore frequenza dei rapporti ma si sente sotto pressione perché teme di deludere il partner. C’è chi ha smesso di cercare intimità perché prova dolore, e c’è chi non riesce più a riconoscersi nel proprio corpo.
    Per questo non esiste una risposta valida per tutte.

    Il primo passo è capire quali fattori stanno contribuendo al problema. Quando necessario, si possono valutare trattamenti efficaci per la secchezza vaginale e la sindrome genitourinaria della menopausa, come gli estrogeni vaginali locali.

    In alcune donne selezionate, dopo un’attenta valutazione medica, possono essere prese in considerazione anche altre opzioni terapeutiche, come il testosterone, nei casi di disturbo persistente del desiderio sessuale.
    Ma la terapia, da sola, raramente basta.

    Quello che fa davvero la differenza è aiutare la donna a ritrovare fiducia nel proprio corpo e la coppia a costruire una nuova modalità di vivere l’intimità.
    Non si tratta di tornare indietro, ma di andare avanti in modo diverso.

    Ritrovare il piacere è possibile

    Una delle convinzioni più dolorose che incontro è questa:

    “Ormai è così. Devo rassegnarmi.”

    Tuttavia, non è quello che ci raccontano né l’esperienza clinica, né la ricerca.

    La menopausa segna la fine dell’età fertile, ma non della sessualità. È vero, il desiderio può cambiare: può diventare meno spontaneo, più sensibile al contesto, più legato al benessere fisico ed emotivo.
    Ma questo non significa che il piacere sia destinato a scomparire. Molte donne, quando comprendono cosa sta accadendo al proprio corpo e smettono di vivere la sessualità come una prova da superare, scoprono una nuova libertà.
    Una sessualità meno basata sulla prestazione, più lenta, più consapevole, più autentica.
    Ed è proprio questo il messaggio che vorrei lasciarti.

    Se ami il tuo partner ma senti che il desiderio è cambiato, non pensare di essere “sbagliata”.
    Ascolta il tuo corpo.
    Parlane con la persona che hai accanto e, se senti di averne bisogno, chiedi aiuto.

    Prendersi cura della propria salute sessuale non significa inseguire quella di vent’anni fa.
    Significa dare valore al proprio benessere oggi, nella fase della vita che stai vivendo.

    Perché anche in menopausa il piacere merita spazio, attenzione e rispetto.

    Fonti

    1. Nappi RE, Lachowsky M. Menopause and sexuality: prevalence of symptoms and impact on quality of life. *Maturitas*. 2009. [PMID: 19464129]
    2. Leiblum SR, Koochaki PE, Rodenberg CA, et al. Hypoactive sexual desire disorder in postmenopausal
      women: US results from the Women’s International Study of Health and Sexuality (WISHeS)
      . *Menopause*. 2006. [PMID: 16607098]
    3. Avis NE, Brockwell S, Randolph J, et al. Longitudinal changes in sexual functioning as women transition through menopause: results from SWAN. *Menopause*. 2009. [PMCID: PMC2908487]
    4. Thomas HN, Hess R, Thurston RC. Sexual desire during the menopausal transition and early postmenopause: observations from the Seattle Midlife Women’s Health Study. *Womens Health Issues*. 2015. [PMID: 20109116]
    5. Sarah A Vannier, Lucia F O’Sullivan. Sex without desire: characteristics of occasions of sexual compliance in young adults’ committed relationships. Studio su compliance sessuale in relazioni stabili. 2010. [PMID: 19662565]
    6. Basson R. The female sexual response: a different model. *J Sex Marital Ther*. 2000. [PMID: 10693116]
    7. Basson R. Women’s sexual desire: disordered or misunderstood? *J Sex Marital Ther*. 2002. [PMID: 11898699]
    8. Rosen NO, Corsini-Munt S, Dubé JP, et al. Partner responses to low desire: associations with sexual, relational, and psychological well-being among couples coping with Female Sexual Interest/Arousal Disorder. *J Sex Med*. 2020. [PMID: 32978067]
    9. Muise A, et al. Dialing up desire and dampening disinterest: regulating sexual desire in the bedroom and sexual and relationship well-being. 2021. [PMCID: PMC9092913]
    10. Biddle AK, West SL, D’Aloisio AA, et al. Female sexual dysfunction: focus on low desire. *Obstet Gynecol*. 2015. [PMID: 25569014]
  • Incontinenza urinaria: quando i piccoli gesti quotidiani raccontano un disagio silenzioso

    Incontinenza urinaria: quando i piccoli gesti quotidiani raccontano un disagio silenzioso

    L’incontinenza urinaria non è una patologia in sé, ma una condizione che può interessare sia uomini che donne in qualsiasi momento della vita. Nonostante la sua ampia diffusione, se ne parla ancora troppo poco: spesso, infatti, chi ne soffre tende a convivere con la problematica in silenzio, modificando le proprie abitudini e rinunciando, poco alla volta, a piccole libertà.

    All’inizio i cambiamenti sembrano quasi impercettibili.
    Al ristorante si cerca subito con lo sguardo il bagno, calcolandone la distanza. In palestra si evitano i salti o si sostituiscono le attività ad alto impatto con esercizi più delicati. Si finisce persino per bere meno del necessario quando si è fuori casa, per il timore di dover cercare una toilette.

    Sono piccoli accorgimenti pratici che, se ripetuti ogni giorno, condizionano le scelte, limitano la spontaneità e riducono il benessere quotidiano. Dietro questo silenzio si nasconde una convinzione errata: che le perdite siano una conseguenza inevitabile della maternità, della menopausa o dell’avanzare degli anni, e che l’unica opzione sia imparare a conviverci.

    La distinzione tra gestione e cura

    Oggi il mercato offre soluzioni contenitive e prodotti dedicati alla gestione delle perdite estremamente discreti, che offrono sicurezza immediata.


    Tuttavia, è fondamentale non fermarsi a questo livello.


    Gli ausili protettivi sono un supporto utile per affrontare la giornata con maggiore serenità, ma non modificano ciò che ha generato il problema. Se il sintomo è legato a un indebolimento dell’area perineale, a un’alterazione del controllo nervoso della vescica o a un cambiamento dei tessuti, un supporto esterno non può intervenire sulla causa.


    Identificare l’origine del disturbo è l’unico modo per impostare trattamenti mirati che consentano di ridurre significativamente la problematica o di risolverla.

    Comprendere l’incontinenza: le princiopali tipologie

    Questa condizione non si manifesta allo stesso modo in ogni donna e riconoscerne la natura è il primo passo per individuare l’approccio terapeutico specifico:

    • Incontinenza mista: si verifica quando le perdite da sforzo e gli episodi legati all’urgenza minzionale coesistono.
    • Incontinenza da sforzo: è la forma più frequente. La perdita involontaria compare in concomitanza con un aumento della pressione addominale, come durante un colpo di tosse, uno starnuto, una risata o un esercizio fisico.
      La causa principale è il deficit di forza nel complesso muscolare di sostegno che supporta la vescica e l’uretra.
    • Incontinenza da urgenza: in questo caso, il sintomo principale è uno stimolo improvviso, intenso e difficile da controllare, spesso legato a un’iperattività del muscolo della vescica. Chi ne soffre avverte la necessità impellente di urinare prima ancora che la vescica sia effettivamente piena.

    Strategie terapeutiche nelle diverse fasi della vita

    La buona notizia, supportata da solide risultanze scientifiche, è che nella maggior parte dei casi è possibile recuperare il controllo attraverso percorsi efficaci e non invasivi.
    Le principali linee guida internazionali raccomandano la rieducazione perineale come approccio di prima scelta, con benefici visibili spesso già dopo alcune settimane di trattamento.

    Tuttavia, le modalità di intervento cambiano in base alla storia personale:

    Nel post-partum

    La gravidanza e il parto rappresentano un importante stress per la muscolatura pelvica. Nelle prime settimane è normale che il corpo attraversi una fase naturale di guarigione, durante la quale non è indicato iniziare esercizi specifici. Se però le perdite persistono a tre mesi dal parto, gli studi clinici di riferimento suggeriscono di intraprendere un percorso riabilitativo personalizzato di almeno tre mesi, abbinando le sedute in studio a una costanza quotidiana anche a casa.

    In menopausa

    I cambiamenti ormonali influiscono direttamente sulla salute dei tessuti. La diminuzione degli estrogeni rende le pareti vaginali e uretrali più sottili e meno elastiche, favorendo la comparsa o il peggioramento del disturbo. In questa fase, oltre alla ginnastica mirata per la muscolatura profonda, la letteratura di settore mostra l’efficacia della terapia estrogenica locale a basso dosaggio, che migliora il trofismo dei tessuti e riduce anche il rischio di infezioni urinarie ricorrenti.

    Perché l’intervento precoce fa la differenza?

    Non è necessario che gli episodi siano frequenti o abbondanti per richiedere attenzione. Anzi, è proprio quando le perdite sono ancora occasionali che l’intervento risulta più rapido ed efficace.

    Rimandare il consulto significa permettere al corpo di consolidare schemi motori scorretti e costringersi ad adattarsi ai sintomi, trasformando piccole rinunce in una falsa normalità.
    Intervenire precocemente consente di interrompere questo circolo vizioso, preservando la propria libertà di movimento e il comfort personale.

    Cosa puoi fare a partire da oggi?

    Se hai notato questi segnali, il percorso per riprendere il controllo del tuo corpo inizia da pochi passi fondamentali:

    1. Chiedi un parere esperto: parlane con il professionista che segue la tua salute, come la tua ostetrica, la tua ginecologa o il tuo medico, senza aspettare la visita di controllo annuale se il disturbo è già presente.
    2. Osserva i dettagli: presta attenzione a quando si verificano gli episodi (se durante un movimento, un colpo di tosse o a riposo). Queste informazioni sono preziose per comprendere la natura della condizione.
    3. Programma una valutazione specialistica: un esame funzionale della muscolatura pelvica è l’unico strumento che permette di definire un piano terapeutico realmente su misura per te.

    Ritrovare la serenità di ridere, fare sport e viaggiare senza preoccupazioni è un obiettivo possibile. Il tuo corpo ti sta inviando un messaggio: ascoltarlo è il primo passo per tornare a muoverti nel mondo con piena libertà.

    Fonti

    1. Thom DH, Rortveit G. Prevalence of postpartum urinary incontinence: a systematic review. Acta Obstet Gynecol Scand. 2010. [PMID: 21050146]
    2. Dumoulin C, et al. Pelvic floor muscle training versus no treatment, or inactive control treatments, for urinary incontinence in women. Cochrane Database Syst Rev. 2018. [PMID: 30704907]
    3. Allafi AH, Al-johani AS, et al. The Link Between Menopause and Urinary Incontinence: A Systematic Review. [PMC11550778]
    4. Luo X, Zhong Y, AI D, Yin G, Mo Lu. Development of a psychosocial-clinical nomogram to predict delayed medical help-seeking in women with stress urinary incontinence. Frontiers in Medicine, 2025. [PMC12647021]